di Davide Cilia
La Festa di Pasqua, soprattutto per Noi “Nunziatari”, rappresenta un momento di profonda condivisione e identità. In questa occasione, ognuno di Noi, si fa portatore e custode fedelissimo di una tradizione secolare, tramandata di generazione in generazione. Un patrimonio collettivo che continua a vivere grazie alla partecipazione e al senso di appartenenza di tutti.
In tale contesto, i portatori delle “vare” di Maria SS. Annunziata e di Gesù Risorto, rappresentano una figura centrale, a volte “rumorosa”, ma profondamente significativa. Essi non sono semplici “trasportatori” delle statue sacre, ma custodi di una tradizione antichissima che unisce fede, identità collettiva e memoria storica, un mix di fede, riti e consuetudini popolari.
Le “vare”, che sorreggono le statue lignee durante le processioni, diventano il punto d’incontro tra il sacro e il popolo. Spingere le vare per i vicoli tortuosi e meravigliosi della nostra città, per Noi rappresenta un gesto carico di simbolismi, racchiude in sé, fatica, sacrificio e devozione che si fondono in un atto che richiama il cammino stesso della comunità credente. I portatori offrono il proprio corpo come strumento di partecipazione al rito, trasformando lo sforzo fisico in preghiera vissuta.
I portatori incarnano una fede concreta, fatta di gesti ripetuti nel tempo e tramandati di generazione in generazione, custodiscono regole, ruoli e ritualità precise, che spesso si confondono tra Sacro e profano. Ognuno di loro, sa dove deve sistemarsi, quel “posto” lo mantiene finché ne ha la forza; quel “posto” magari gli è stato tramandato dai genitori; quel posto rappresenta il modo per dire “Signore io ci sono”. L’essere portatore non è solo un onore, ma una responsabilità morale e spirituale: richiede Fede, Disciplina, Rispetto delle tradizioni e Senso di appartenenza.
Durante le giornate della Festa, in particolare nei giorni del triduo pasquale, i portatori diventano segno visibile dell’unità della comunità. Movimenti coordinati, gesti ripetuti più e più volte, bilanciamento del “peso”, concentrazione, evidenziano come la Festa non sia solo uno spettacolo, ma un’azione collettiva in cui ciascuno contribuisce al bene comune. In questo senso, l’avanzare incessante delle vare, scandito dal grido “Viva Maria Annunziata”, Viva “U Triunfu” è il risultato non della forza del singolo, ma il frutto del lavoro del gruppo.
In un’epoca segnata da cambiamenti rapidi e da una progressiva perdita di riferimenti condivisi, la figura del “portatore” continua a ricordare il valore delle radici e della tradizione. Essi testimoniano che la pietà popolare non è folklore vuoto, ma un linguaggio vivo, capace di esprimere la spiritualità di un popolo attraverso il corpo, la fatica e la festa.
Riconoscere l’importanza dei portatori significa, dunque, riconoscere il ruolo fondamentale del popolo nella trasmissione della fede e della cultura. Senza di loro, molte feste perderebbero la loro anima più autentica, quella che cammina lentamente tra le strade, al passo del fercolo, sostenuta dalla devozione condivisa.