di Mons. Giovanni Battaglia
Arcidiacono Parroco della Basilica Maria SS. Annunziata dal 1963 al 1983
Dicono che CRISTIANESIMO, sia vivere con pienezza il presente, proiettati verso il futuro, mantenendo salde le radici del passato. Ed è così quando una comunità cristiana vuol fare sul serio, non cercando scorciatoie, seguendo chi la guida e ubbidendo.
Ma è altrettanto vero che, se vissuta dentro una sua storia ed una sua cultura, la FEDE diventa più vera ed autentica, dura tutta la vita con fasi a volte esaltanti e profetiche, a volte soccombendo alle vicende della vita stessa.
Sorretti dalla forza delle GRAZIA, che deriva solo da DIO, la FEDE può far trarre frutti anche da un fico sterile; o meglio ancora dalle “Pietre vive”, se accompagnate tra loro dalla Sua parola e dal Suo spirito in unità di intenti e per obiettivi convergenti in unità.
Anche da certi segni sia pure ingenui, nella pietà popolare e dei suoi riti, se illuminati con una opportuna e pertinente pedagogia evangelica, possono scaturire, non solo sentimenti, ma segni autentici ed eroici di santità e di vera vita cristiana che edifica e commuove, producendo e rafforzando l’indole, quasi innata del credente, che si alimenta dell’humus delle beatitudini (Matt. 5) che costituiscono, quasi inconsapevolmente, le fonti e la strada della santità della porta accanto, di cui parlava spesso Papa Francesco e che il buon Dio dispensa ai semplici, agli umili e poveri di spirito.
Rabberciato alla meglio, da ultra novantenne, ai miei amici del Comitato della Pasqua 2026 vorrei riproporre l’antico detto popolare: “La festa di Pasqua si fa da sola”, perché non è una semplice Festa patronale o devozionale che dir si voglia, ma è semplicemente la FESTA DELLA CRISTIANITA’, quella che include tutte le feste Cristiane, perché il Cristianesimo è essenzialmente festivo, da qui nasce la fondamentale importanza della DOMENICA e cioè il GIORNO DEL SIGNORE, che doverosamente viene ricordato a tutti i fedeli cristiani di osservare e santificare per cui, l’aspetto puramente folkloristico, segno importante della pietà popolare, se non accompagnato dai principi che ispirano la vita quotidiana di un cristiano, precipita nel vuoto esistenziale.
Un noto giornalista torinese, Giovanni Arpino, intitolò una sua stupenda poesia, “L’uomo ha un occhio solo”, volendo significare che l’uomo saccente di oggi, nell’invitare alla Festa lascia il povero a guardare dietro i vetri, mentre questi avrebbe voluto, pur di essere invitato alla festa, pagare anche il conto, come gli altri con la mano sul petto.
Volendo ricordare anche chi non è più tra noi, perché nel corso degli anni, ha concluso il suo cammino terreno, lasciando in tutti noi ricordi stupendi di umana e cristiana virtù, nell’anno che abbiamo appena iniziato e che sarà dedicato al Santo poverello di Assisi, ricorrendo gli ottocento anni della Sua nascita, esorto tutti Voi cari Amici e Fedeli di codesta Amatissima, Unica ed Indimenticata comunità dell’Annunziata, ad accogliere con gioia questo nuovo anno, non solo nella sterilità del tempo (Kronos) che ci sorvola e passa, bensì nella consapevolezza del dono (Kairos) elargito da DIO a tutti i suoi amati figli dal suo cuore di Padre (Abbà) che eternamente dura, ci accoglie e ci ama.

Perchè quando cerco LUI
grani della sua Vita
semina in me
mi scalda nel sole
mi nutre nel pane
mi manda la pioggia
le lacrime
il sudore:
tutti semi
della Sua bontà
mentre io lotto, prego,
spero e ripenso lontano
misericorde ascolta
e perdona
e le ferite dell’anima,
rimargina e risana.